URBANA
Senza unità di tempo e spazio
(estratto dell'intervento al workshop del 04/10/99)

A cura di Guido Martinotti
Dip.to di Sociologia Università Statale di Milano - Bicocca

 

Per capire il senso della esperienza di Urbana98 e Urbana99 - il corso di Sociologia Urbana che la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Milano ha sperimentalmente autorizzato negli ultimi due anni acccademici - può essere utile partire dalle osservazioni raccolte tra i colleghi. Che poi sono rappresentative di giudizi e stereotipi sul tema della didattica a distanza, ampiamente diffusi nel corpo docente e nell’opinione colta. Prima osservazione. "Ah ma allora stai a casa!". Effettivamente le lezioni le faccio ("scrivo", "mando", "preparo"? Non è facile trovare un termine esatto) a casa, ma potrei essere a Parigi, New York, nell’aula accanto o ad Anguila. E da uno di questi posti ho veramente "fatto lezione". Di più. Una "lezione" -che poi è un modulo complesso che copre la didattica di una settimana- di Urbana98 è stata tenuta dal prof. Harvey Molotch del Department of Sociology della University of California at Santa Barbara (beninteso da 34 25N 119 40W, senza spostarsi fisicamente a 45 28N 9 10E). E di più ancora Urbana99 avrà, in aggiunta e in appendice al corso ufficiale del primo semestre, che termina il 18 Dicembre con una prova di esame, un seminario facoltativo, ma ufficialmente riconosciuto dai tre atenei, tenuto congiuntamente dalle Università di Milano, Napoli e Urbino. Ritornerò su questo punto e anche sulla circostanza che essa tradisce, neppur tanto sottilmente, l’esasperazione di molti docenti per l’aula.

Seconda osservazione "E gli esami?". Anche questa osservazione, altrettanto frequente da parte dei colleghi che da parte di commentatori comuni, tradisce un problema dell’Università. Un problema serio, molto serio. Veramente serio. Alla fine del secolo scorso il filoso Antonio Labriola in una straordinaria prolusione accademica affermò che i professori universitari non dovrebbero fare esami. Aveva ragione perchè, se ci pensate bene, in nessun sistema organizzativo che si rispetti il responsabile di un prodotto è anche chi ne garantisce la qualità. Ma naturalmente chiunque ripeta l’affermazione di Labriola verrebbe immediatamente sbeffeggiato. Perchè, grazie a una incomprensibile (o persin troppo comprensibile) perversione progressiva dell’intero sistema educativo italiano, la scuola e la università si sono trasformati da luoghi di insegnamento a luoghi di esami. L’unico dovere didattico scrupolosamente rispettato anche dai docenti che trascurano (a volte in modo totale) lezioni e colloqui con gli studenti è quello degli esami. E, correlativamente, gli studenti protestano solo a proposito di questioni riguardanti gli esami. Non vi è da stupirsi che a fianco di una università che è sempre più occupata a fare esami si sviluppino colossi economici - con i quali l’università si troverà ben presto a fare conti dolorosi - che sfruttano il mercato della "preparazione" agli esami. Sia detto incidentalmente il livello di imbonimento di questi soggetti è tale che si può leggere in ogni dove che una di queste promette di far passare l’"85% di esami al primo appello". C’è qualcuno che ha calcolato qual’è in media la percentuale normale, cioè senza l’intervento di costosi preparatori, di promozioni al primo apppello?

Nel corso on-line l’esame è praticamente superfluo. Lo facciamo e, grazie alla presenza sul mercato dei servizi di cui sopra, lo dobbiamo fare in aula, solo per rispettare un obbligo formale. Un po’ come agli inizi della diffusione delle ferrovie le locomitive erano obbligate a fermarsi agli incroci con le strade perchè il ferroviere potesse scendere e agitare una bandiera rossa mentre passava il treno. Ma non ce ne sarebbe alcun bisogno perchè nel corso interattivo on-line il contatto con gli studenti è continuo e tutti i contatti sono registrati e tenuti in un archivio pubblico aperto a tutti. E’ facile quindi verificare, del resto in modo del tutto spontaneo e natrale, sia la presenza ai vari momenti didattici, sia il livello di impegno di ciascuno degli studenti, cioè il numero di interventi fatti, sia, infine la qualità delle domande.

La terza osservazione che mi è stata fatta, da parte di un collega molto attento e chiaramente molto professionale è " E il registro?". Come tutti sanno i docenti universitari devono riempire un registro con il diario delle proprie lezioni. Stendo un velo pietoso su questi registri. Ma effettivamente sono ancora in imbarazzo nel riempire quello dello scorso anno che devo consegnare in questi giorni. Il mio orario "ufficiale" delle lezioni è LuMaMe dalle 8.30 alle 10.30. E per una ragione di stile la mia lezione viene "lanciata" ogni lunedì mattina a quell’ora. Ma poi l’analogia finisce lì. La lezione è un testo di circa 20 pagine con altre circa 20 pagine di "testi di supporto" cioè rimandi. E qui va aperta una importante parentesi. Nel corso di una lezione normale se il docente deve spiegare le teorie di un certo autore le inserisce serialmente nella sua lezione. Cioè apre una sorta di parentesi virtuale della sequenza retorica della sua esposizione ( "come dice Max Weber..) per poter poi continuare la sua propria argomentazione. Nel corso online questa serialità non è più necessaria. Se io devo svolgere una argomentazione che implica il ricorso a un testo esterno non devo interrompere il filo della mia retorica. Creo un "link" nel testo HTLM ( cioè un richiamo nel linguaggio ipertestuale. Es. Max Weber) e metto il testo di riferimento - che può essere il testo originario di Weber, il mio commento a quel testo o altro) e chi legge può andarsi a vedere subito quel testo ( facendo un doppio "clic", come si dice, su quel richiamo) o tornare a vederselo dopo aver seguito il mio ragionamento. In altre parole la retorica dell’insegnare cambia radicalmente. Si può usare una narrativa molto più asciutta, una sorta di tronco dell’argomentazione, rinviando a una argomentazione parallela i rimandi. Oltre ai testi di supporto ogni parrecipante al corso riceve 12 viedo-cassette di circa un’ora e due CD-Rom preparati in precedenza. Questa è la parte più strettamente multimediale del corso. In teoria potremmo benissimo integrarla nel corso on-line. Si potrebbe aprire una finestra su Internet che chi partecipa al corso apre e in cui si "chiama" un pezzo di lezione "detta" oltre che "scritta". Non l’abbiamo fatto per una ragione che apparirà evidente a chiunque abbia famigliarità con il lavoro sulla Rete. Lo stato attuale delle trasmissioni renderebbe questa operazione molto lunga in termini di tempo e poco soddisfacente in termini di risultato qualitativo. Meglio dire a chi frequenta "a questo punto vatti a vedere questa cassetta". Domani se la Rete lo permetterà siamo già pronti per integrare immagini, movimento e musica.Tutti questi sono dunque i testi di riferimento che chi partecipa troverà affiancati alla lezione.

Un terzo livello è costitutito da altri testi che mettiamo on-line in una sorta di biblioteca virtuale, come si dice, che si arrichisce continuamente e che lo studente può, se vuole, consultare. E infine un quarto livello sono i libri che lo studente deve leggere come in ogni corso. Ma in più, nel caso di Urbana, chi partecipa ha altre due possibilità. Le chats, o "chiaccherate", cioè un appuntamento settimanale di due ore per una interazione sincronica con il docente durante il quale vengono poste domande a cui il docente da una risposta immediata. Ma, sopratutto, la casella postale in cui vengono lasciate in qualsiasi momento domande cui il docente risponde in qualsiasi momento (interazione asincrona). Mentre gli studenti amano molto le chats, che si adattano alla loro cultura, personalmentre ho trovato molto importanti le domande e le risposte in mail-box. Per dare una idea lo scorso anno il corpo delle lezioni era costituito da circa 300 pagine di ipertesto mentre le risposte alle domande erano di 170 pagine.

E allora come lo compilo questo registro? se seguo il formato del reistro ufficiale non so proprio come fare. Ma tutte le attività di cui sopra sono puntigliosamente registrate dal sistema. Ora di inizio, ora di uscita, numero di pagine eccetera. Non si scappa, il registro è bell’e fatto. Quindi ho deciso di allegare il "log" o diario del sistema che governa Urbana e in più la fotocopia delle fatture Telecom che ora mi permette di visualizzare la durata dei miei collegamenti da casa (o da qualsiasi altro posto) con il server di rete utilizzato per le lezioni. Punto dolente, chi mi paga queste ore di TUT?

 

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