Comunità virtuali e apprendimento:
matrimonio d'amore o d'interesse?

Luigi Sarti – Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto per le Tecnologie Didattiche – Genova

sarti@itd.ge.cnr.it

 

Comunità virtuali d'apprendimento: che cosa sono?

Il modello di comunità virtuale sempre più si sta proponendo nel contesto della formazione a distanza come naturale evoluzione del concetto di apprendimento in rete [Micelli, 2000]. Oltre a rispondere alla domanda di flessibilità che la formazione professionale impone, tale modello sembra al momento il più accreditato a garantire sia le condizioni necessarie alla realizzazione di un apprendimento situato nel contesto di produzione, sia il superamento della concezione fordista che separava nettamente il tempo dello studio da quello del lavoro: l'esperto è tale non soltanto in virtù del proprio curriculum scolastico universitario, ma anche e soprattutto perché ha saputo interiorizzare, costruire un corpo di conoscenze e di pratiche maturate nell'operatività in un contesto lavorativo, nella comunicazione e nella collaborazione con persone che condividono problemi analoghi ai suoi. La comunità si propone come strumento di supporto alla pratica professionale quotidiana, realizzando due funzioni fondamentali: la registrazione e condivisione di un corpo di conoscenze condivise, e la selezione e legittimazione delle nuove conoscenze che emergono dall'interazione.

Il primo problema che si pone a chi studi le comunità virtuali è di identificarne una definizione operativa. Nel seguito vengono riportate alcune definizioni tratte dalla letteratura del settore, nell'intento di proporre un primo stimolo alla discussione.

Howard Rheingold [1994], notissimo giornalista americano, esperto di comunicazione multimediale, definisce le comunità virtuali come nuclei sociali che nascono nella Rete quando alcune persone partecipano costantemente a dibattiti pubblici e intessono relazioni interpersonali nel Cyberspazio.

Un'altra definizione di comunità virtuali viene data da Smith, il quale afferma che esse sono un luogo di interazioni sociali mediato principalmente da computer e reti di telecomunicazioni.

 

Secondo Maniero e Metitieri [1997] le comunità virtuali sono insiemi di persone che, scambiandosi messaggi di posta elettronica (in liste o gruppi di discussione), discorrendo in simultanea (tramite IRC) o facendo giochi di ruolo (MUD), sviluppano legami più o meno stabili fondati su interessi comuni.

 

Paolo Ferri [1997] definisce le comunità virtuali come isole nella rete, luoghi tridimensionali che si aprono all'interno della rete telematica e dove la gente si incontra, si trova e stabilisce delle relazioni di diverse tipologie.

Secondo Dell'Aquila [1999] le comunità virtuali sono gruppi di persone caratterizzati da:

  • un mezzo di comunicazione mediato elettronicamente, condiviso da tutti gli attori;

  • l'informazione comunitaria;

  • la discussione su alcuni temi che interessano tutti i partecipanti;

  • l’irrilevanza della località geografica in cui ogni persona si trova.

 

Stefano Micelli [2000]: Una comunità virtuale è un gruppo di persone che condividono un corpo di pratiche, attività o interessi lavorativi, e che trovano in Internet l’ambiente per accedere a specifiche informazioni, per incontrarsi, per interagire e condividere esperienze e conoscenza. Esse traggono benefici dallo scambio di informazioni e dal sistema di relazioni, sviluppando collaborativamente e dinamicamente migliori pratiche, soluzioni e conoscenze (formazione continua).

Come ottimizzare l'efficacia delle comunità virtuali per l'apprendimento?

 

Il successo di una comunità virtuale come strumento per la formazione dipende da un gran numero di variabili, di tipo e natura diversi. Su alcune tra queste variabili è possibile intervenire direttamente, sia in fase di configurazione della comunità da parte di chi ne progetta la struttura e le caratteristiche, sia in fase di conduzione dei lavori, da parte di tutor e facilitatori. Nel seguito, sempre con l'obiettivo di stimolare la riflessione, vengono enunciate alcune questioni che spesso condizionano, in certi casi criticamente, i processi d'apprendimento che si dovrebbero verificare nell'ambito di una comunità virtuale. L'elenco non ha alcuna ambizione di esaustività.

Consistenza numerica: esiste una dimensione minima della comunità, al di sotto della quale i processi d'apprendimento faticano a verificarsi? Esiste una dimensione massima, anche in relazione alle modalità di comunicazione (sincrona, asincrona) adottate e ai contenuti?

Età: esiste un ciclo di vita di riferimento per le comunità virtuali? Come può essere correlato alle altre variabili del contesto? Come può condizionare le decisioni operative dei tutor?

Profilo dei partecipanti: in che modi l'omogeneità del background formativo e professionale incide sui processi collaborativi? Fino a che punto le differenze sono stimolanti?

Ruoli: quali ruoli devono ricoprire i tutor? Quali i partecipanti? È possibile sfruttare adeguatamente l'emergere autonomo di ruoli specifici (es. leader emozionale) tra i partecipanti? In che misura i ruoli dipendono dai contenuti e dagli obiettivi?

Modello dell'interazione: quanto deve essere strutturato? Sono previsti incontri in presenza? Vengono definite collaborativamente scadenze su obiettivi intermedi? Che misura di flessibilità devono esibire i tutor? In che misura il modello ideale dipende dai contenuti e dagli obiettivi?

Collaborazione e competizione: collaborazione all'interno della comunità e competizione verso l'esterno? Quali relazioni sussistono con la necessità di mantenere elevati livelli di motivazione?

Modello della validazione della conoscenza: esiste esplicito? È formale o informale? Libero o guidato?

Condivisione delle regole del gioco: è prevista una fase iniziale di familiarizzazione, in cui i partecipanti condividano ed interiorizzino le regole di comportamento all'interno della comunità, gli impegni reciproci, il contratto formativo...?

La tecnologia come strumento di facilitazione: strumenti sofisticati o strumenti semplici? Interfaccia ricca o interfaccia facilmente leggibile? Che livello di supporto tecnico deve essere offerto ai partecipanti?

Misurare l’apprendimento: quali indicatori e quali criteri devono essere adottati nelle fasi di valutazione?

 

Un mini-(do)decalogo per il tutor [Paloff, Pratt 1999]

  1. Non "fate lezione"

  2. Siate chiari sulle aspettative

  3. Siate pazienti e flessibili

  4. Siate pronti nel rispondere

  5. Non sovraccaricate

  6. Controllate e stimolate

  7. Incoraggiate il lavoro di gruppo

  8. Insegnate la "netiquette"

  9. Scrivete commenti riassuntivi

  10. Tenete ordinati gli ambienti di discussione

  11. Stabilite norme e premiate il merito

  12. Gestite la chiusura delle discussioni

Quali sono le priorità da attribuire alle voci dell'elenco sopra riportato?

Riferimenti

Dell'Aquila P., Tribù telematiche. Tecnosocialità ed associazioni virtuali, Ed. Guaraldi, 1999.

Ferri P., La comunità virtuale, intervista del 26/11/1997, Milano, collocato in http://www.mediamente.rai.it/home/bibliote/intervis/f/ferri.htm .

Maniero G. / Metitieri F., Incontri virtuali, Ed. Apogeo, Milano, 1997.

Micelli S., The Emergence of Professional Virtual Communities. A Learning Perspective, ATHOS S.r.l., Febbraio 2000.

Micelli S., De Pietro L., Un nuovo attore nei contesti di sviluppo locale: le comunità professionali online, , ATHOS S.r.l., 1998.

Palloff R., Pratt K., Building Learning Communities in Cyberspace, Jossey-Bass Publishers, San Francisco, 1999.

Rheingold H., Comunità virtuali. Parlare, incontrarsi, vivere nel cyberspazio, Ed. Sperling & Kupfer, Milano, 1994.

Smith M., Voices from the WELL: the logic of the Virtual Commons, collocato in http://nicco.sscnet.ucla.edu/pub/papers/virtcomm.txt

Wenger E., Communities of practice – Learning, meaning, and identity, Cambridge Univ. Press, 1998.